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Sapiente la mano
Un quadro, pur falso, ha dipinto
De l’esser Tuo malvagio
Il mondo ha convinto
Occhi chiusi
Sensi dispersi
Umana stirpe
Tua origine persi
In fiabesca realtà
Muovono i fili
Antiche fazioni
Segreti nascosti, or vili
Di nostra virtù
Saper c’è negato
Predicata miseria
Potere accentrato
Remota Tua terra
Non umana sapienza
Onor e rispetto, risalga da terra
Immensa è, Tua potenza
Che rifugga lontano
Sentore amaro
Di chi, di vita sprecata
Fu sempre ignaro
A Te risplenda
Un’era ormai nuova
Sapienza e materia
Nostra vita promuova
Malvagio non sei
Tu che vita hai creato
Menzogna è finita
A Te questo mondo, or venga ridato !
Umile verso,
Di chi or T’ammira
Non più, animo perso
Grato e felice, a Te, cuor spira
A Te salga, spero gradito, mio umil
servigio
Con onor di Te, il domani, più non vedo
sì grigio.
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A te, de l'essere
Principio immenso,
Materia e spirito,
Ragione e senso;
Mentre ne' calici
Il vin scintilla
Sì come l'anima
Ne la pupilla;
Mentre sorridono
La terra e il sole
E si ricambiano
D'amor parole,
E corre un
fremito
D'imene arcano
Da' monti e palpita
Fecondo il piano;
A te disfrenasi
Il verso ardito,
Te invoco, o Satana,
Re del convito.
Via l'aspersorio,
Prete, e il tuo metro!
No, prete! Satana
Non torna indietro!
Vedi: la ruggine
Rode a Michele
Il brando mistico,
Ed il fedele
Spennato arcangelo
Cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
A Geova in mano.
Meteore pallide,
Pianeti spenti,
Piovono gli angeli
Da i firmamenti.
Ne la materia
Che mai non dorme,
Re de i fenomeni,
Re de le forme,
Sol vive
Satana.
Ei tien l'impero
Nel lampo tremulo
D'un occhio nero,
O ver che
languido
Sfugga e resista,
Od acre ed umido
Pròvochi, insista.
Brilla de'
grappoli
Nel lieto sangue,
Per cui la rapida
Gioia non langue,
Che la
fuggevole
Vita ristora,
Che il dolor proroga,
Che amor ne incora.
Tu spiri, o
Satana,
Nel verso mio,
Se dal sen rompemi
Sfidando il dio
De' rei
pontefici,
De' re cruenti;
E come fulmine
Scuoti le menti.
A te,
Agramainio,
Adone, Astarte,
E marmi vissero
E tele e carte,
Quando le
ioniche
Aure serene
Beò la Venere
Anadiomene.
A te del
Libano
Fremean le piante!
De l'alma Cipride
Risorto amante
A te ferveano
Le danze e i cori,
A te i virginei
Candidi amori,
Tra le
odorifere
Palme d'Idume,
Dove biancheggiano
Le ciprie spume.
Che val se
barbaro
Il nazareno
Furor de l'agapi
Dal rito osceno
Con sacra
fiaccola
I templi t'arse
E i segni argolici
A terra sparse?
Te accolse
profugo
Tra gli dèi lari
La plebe memore
Ne i casolari.
Quindi un
femineo
Sen palpitante
Empiendo, fervido
Nurne ed amante,
La strega
pallida
D'eterna cura
Volgi a soccorrere
L'egra natura.
Tu a l'occhio
immobile
De l'alchimista,
Tu de l'indocile
Mago a la vista,
Del chiostro
torpido
Oltre i cancelli,
Riveli i fulgidi
Cieli novelli.
A la Tebaide
Te ne le cose
Fuggendo, il monaco
Triste s'ascose.
Dal tuo
tramite
Alma divisa,
Benigno è Satana;
Ecco Eloisa.
In van ti
maceri
Ne l'aspro sacco:
Il verso ei mormora
Di Maro e Flacco
Tra la
davidica
Nenia ed il pianto;
E, forme delfiche,
A te da canto,
Rosee ne
l'orrida
Compagnia nera
Mena Licoride,
Mena Glicera.
Ma d'altre
imagini
D'età più bella
Talor si popola
L'insonne cella.
Ei, da le
pagine
Di Livio, ardenti
Tribuni, consoli,
Turbe frementi
Sveglia; e
fantastico
D'italo orgoglio
Te spinge, o monaco,
Su 'l Campidoglio.
E voi, che il
rabido
Rogo non strusse,
Voci fatidiche,
Wicleff ed Husse,
A l'aura il
vigile
Grido mandate:
S'innova il secolo,
Piena è l'etate.
E già già
tremano
Mitre e corone:
Dal chiostro brontola
La ribellione,
E pugna e
prèdica
Sotto la stola
Di fra' Girolamo
Savonarola.
Gittò la
tonaca
Martin Lutero;
Gitta i tuoi vincoli,
Uman pensiero,
E splendi e
folgora
Di fiamme cinto;
Materia, inalzati;
Satana ha vinto.
Un bello e
orribile
Mostro si sferra,
Corre gli oceani,
Corre la terra:
Corusco e
fumido
Come i vulcani,
I monti supera,
Divora i piani;
Sorvola i
baratri;
Poi si nasconde
Per antri incogniti,
Per vie profonde;
Ed esce; e
indomito
Di lido in lido
Come di turbine
Manda il suo grido,
Come di
turbine
L'alito spande:
Ei passa, o popoli,
Satana il grande.
Passa
benefico
Di loco in loco
Su l'infrenabile
Carro del foco.
Salute, o
Satana
O ribellione
O forza vindice
De la ragione!
Sacri a te
salgano
Gl'incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
De i sacerdoti.
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